La via della Pietra Nera

La via della Pietra Nera

La via della Pietra Nera

Un itinerario attraverso la Val Fontanabuona per conoscere tutta la storia che si cela dietro all'ardesia: la pietra nera più famosa della Liguria

Il territorio della Val Fontanabuona è posizionata tra due linee montuose a ridosso del mare e comprende diverse località: inizia da Cogorno, attraversa Carasco e Leivi, arriva a Lumarzo e Bargagli dove segue in modo quasi perfettamente parallelo la Riviera  lungo il corso del torrente Lavagna e le confluenti valli di Neirone e del Malvaro per poi  finire al confine con il Genovesato.

La sua storia è molto antica in quanto alcuni reperti risalgono addirittura al Neolitico. Da sempre ha rivestito interesse per il commercio data la sua posizione strategica di collegamento tra i popoli della costa e quelli dell’entroterra. Per questo venne costruita una fitta rete di mulattiere che partivano dagli approdi costieri, percorrevano la vallata in tutta la sua lunghezza e risalivano all'altezza della Val Trebbia verso l'Oltrepò pavese e le valli del Piacentino. La Val Fontanabuona, nel Medio Evo, ospitò sia il clero milanese sia i monaci, entrambi per sfuggire all'invasione Longobarda, il cui passaggio è testimoniato dalle numerose chiese tanto che la valle viene ricordata da alcuni anche come la “valle dei cento campanili”. Dei numerosi castelli eretti dalle fazioni che si contendevano la valle intorno al Mille, Fieschi, Conti di lavagna, Malaspina e Repubblica di Genova, rimangono solo i nomi. Una data importante è il 1797 quando molti fontanini armati di forconi marciarono su Genova per protestare contro i giacobini e i loro propositi anticlericali, per questo passò alla storia con il nome di insurrezione dei “VivaMaria”. Nel 1800, periodo in cui comincia intensamente il lavoro nelle cave d’ardesia, Napoleone sigla la pace e i ribelli devono adeguarsi alle nuove condizioni anche a livello religioso.
L’itinerario vede protagonista non solo la Val Fontanabuona ma proprio la materia prima che ne caratterizza l’economia fin dall’Ottocento per poi diventare fondamentale nel Novecento: l’ardesia da cui deriva il nome “valle dell’ardesia”.

L’itinerario proposto è composto da musei, monumenti, cave e imprese legate alla “pietra nera” e per l’appunto, prende il nome di “Via della Pietra Nera”: un percorso ecomuseo di cinque tappe,  di cui una  doppia con due musei, inaugurato il 20 settembre del 1997.

È consigliabile dividere l’itinerario in due giornate in modo da avere la piena libertà di girare per queste magnifiche località.

PRIMA TAPPA: ISOLANA DI ORERO

Nell’entroterra di Lavagna troviamo la prima località dell’itinerario: Isolana di Orero famosa fin dal XX secolo per l’ardesia. Tutte le attività legate alla pietra sono state diffuse dal sacerdote Arata Giovanni Battista da Cicagna che intorno alla seconda metà dell’Ottocento fece aprire ai propri parrocchiani le prime cave facendogli capire la ricchezza che l’ardesia poteva generare sull’economia.

Orero ospita la prima “cava-museo” dell’itinerario e anche la più profonda. Infatti, la visita avviene con le guide in quanto bisogna scendere sotto terra. La durata è, più o meno, di quarantacinque minuti e può essere  effettuata da chiunque, si possono ancora vedere i segni del lavoro nella cava: un lavoro faticoso come dimostrano le macchine con cui i grandi blocchi di ardesia venivano tagliati per poi essere trasformati in lastre, visibili nell’adiacente laboratorio chiamato “baracùn”. L’estrazione avveniva sulle rive del torrente Isolona dove, in un’altra cava sotterranea, si possono toccare le pietre per capirne le differenze e dove vengono spiegate le tecniche di estrazione che si sono alternate nella storia e gli attrezzi che le hanno accompagnate. Poco distante un museo dove alcuni artisti scolpiscono l’ardesia.

SECONDA TAPPA: CHIAPPARINO

La seconda tappa si trova nel vicino Chiapparino ed è il Centro Espositivo. Nasce all’interno di una fabbrica d’inizio Novecento per la lavorazione dell'ardesia che è stata completamente messa a nuovo: il tetto è tutto in lavagna, è composto da una sala convegni e da uno show-room per l’esposizione dell'oggettistica, dei complementi d'arredo e di tutto ciò che viene realizzato con l’ardesia compreso il biliardo diventato famoso per le partite di Paul Newman e Tom Cruise nel film “Il colore dei soldi”.

TERZA TAPPA: CICAGNA

Vicinissima è la terza tappa: Cicagna. La sua nascita è legata alle “pievi battesimali”, piccole chiese di campagna, che nell’alto Medioevo rappresentavano il centro di una circoscrizione religiosa, nella Diocesi genovese erano ventotto. L’economia si basava sul commercio con la famosa strada del sale e del grano che collegava la costa con la Pianura Padana. Altre attività redditizie erano la tessitura, l’agricoltura anche se era il periodo delle carestie e proprio una nel 1817 colpì Cicagna costringendo gli abitanti a cibarsi dell’erba, infine, di vitale importanza era la lavorazione dell’ardesia.

Qui i musei da visitare sono due: il museo dell’Ardesia e quello Archeologico della Val Fontanabuona. Nel primo si può tornare indietro nel tempo attraverso alcune ricostruzioni ambientali e la presenza degli attrezzi dell’epoca come: una delle prime ingegnose segatrici meccaniche datata 1948 che permise di abbandonare il piccone e un “teodolite” di fine Ottocento utilizzato per i rilievi all’interno delle cave. Il secondo ci porta a fare un viaggio più culturale che ripercorre con i suoi reperti diverse epoche: dal Mesolitico all'Età del Rame a quella del Bronzo e del Ferro per giungere al Medioevo. I materiali sono stati raccolti, nel corso di quarant'anni, da Renato Lagomarsino, ispettore onorario della soprintendenza. Il percorso storico-culturale corre lungo due sale ed è preceduto da un corridoio dove si ricostruisce in dodici quadri la vita nei diversi periodi storici.

Dopo i musei si può anche cogliere l’occasione per vedere come viene lavorata, ai giorni nostri, la pietra. Infatti, il comune è sede di molte imprese di ardesia tutte riconoscibili dal marchio di qualità promosso dalla Regione “Artigiani In Liguria”: Ardesia Mangini di Angela e Donatella Mangini che produce e seleziona ardesia esclusivamente di altissimo livello, estratta direttamente dalle cave di proprietà fin dai primi del ´900; Biondi Ugo e Mauro & C. anch’essi dotati di una materia prima di altissimo pregio estratta direttamente dalla cava di Lorsica in Val Fontanabuona; Casagrande Ardesia di Armando e Simone Casagrande, ditta che si avvale della collaborazione di tecnici con anni di esperienza nel settore ma anche dove i proprietari sono allo stesso tempo operai formati; Consorzio Artigiano Ardesia Fontanabuona di Lucia Malatesta nasce dall´unione di diverse realtà artigiane della Val Fontanabuona ed esegue qualsiasi tipo di lavorazione a mano con l'esperienza e la qualità artigianale; Cuneo F. & Lagomarsino E. di Massimo Cuneo proprietaria di cave nella Val Fontanabuona da cui estrae l’ardesia che lavora in lastre di ogni dimensione e superficie, sia grezze che elaborate.

QUARTA TAPPA: MONTE TUGGIO

Questa tappa ci porta a vivere direttamente il lavoro di estrazione dell’ardesia: si tratta di un percorso molto suggestivo all’interno delle cave storiche di Monte Tuggio. Per la partenza si può scegliere: Triborga, il comune, o Cassànesi, una sua frazione. Tracce della presenza di Triborga sono riscontrabili già in epoca romana come dimostra la “Tavola di Velleia” custodita nel museo di Parma sulla quale è riportato proprio il nome di questa località: nome che deriva da “Tarbonius” cioè la villa, la terra di Tarbonio. Altra testimonianza legata all’epoca romana sono le ceramiche e le grandi tegole nella frazione di Cassànesi, anche in questo caso il nome che deriva da “Cassius” è di origine romana.  Durante il basso Medioevo il comune fu un’importante via di comunicazione e di commercio per la presenza di un famoso centro religioso: quello di Bobbio. Un documento storico datato 1176 e conservato nell’Archivio di Stato di Savona accerta come la località di Tribogna sia stata la prima area di estrazione dell’ardesia.

Il percorso si snoda per le cave storiche di Monte Tuggio, cunicoli strettissimi che giungono fino al mare dove ancora sono visibili le picconate date, nel passato, dai cavatori. Tale percorso è stato sfruttato anche degli antenati di Cristoforo Colombo per trasferirsi da Terrarossa di Moconesi a Quinto. Più recentemente queste cave hanno ottenuto nuova fama per essere state scelte come location di una clip musicale di Claudio Baglioni.

QUINTA TAPPA: MONTE SAN GIACOMO

L’ultima tappa prevede un altro percorso a piedi che ci fa ritornare a quando uomini e donne svolgevano l’attività logorante di estrazione dell’ardesia sottoponendosi a fatiche immani: si tratta di due sentieri diretti al monte San Giacomo. Tale monte si trova nel comune di Cogorno precisamente nella frazione di San Salvatore. La nascita del comune è da ricondurre all’età di mezzo, infatti, si tratta di un borgo medioevale la cui storia è legata alla famiglia dei "Fieschi", una delle più nobili ed illustri d'Italia e d'Europa. Fu proprio uno di loro, Papa Innocenzo IV, a far costruire la basilica dei Fieschi che da subito divenne meta di pellegrini. Monumento che si incontra nel sentiero e che merita assolutamente una visita: è realizzato interamente in ardesia e al centro è situato un ampio rosone sormontato da archetti gotici e romanici. Altro esempio di architettura ligure in ardesia è l’adiacente palazzo comitale ma “la pietra nera” è ricorrente in tutto il sentiero: nei rustici dei contadini e nell’armoniosa geometria delle fasce verdeggianti di ulivi. Lungo questi sentieri impervi e ripidi che scendevano al mare di Lavagna erano costrette a passare, scalze, le “portatrici” d'ardesia perché non esistevano strade carrozzabili e dovevano trasportare in equilibrio sulla testa più lastre. Una fatica quotidiana a cui queste povere donne dovevano sottoporsi per portare a casa quei pochi centesimi con cui erano pagate, spesso però i danni alla schiena o le cadute non le risparmiavano.